Tradizione e inclusione: quando la Quintana diventa spazio per tutti
10 Mar 2026
Ci sono tradizioni che non cambiano mai e ce ne sono altre che, proprio perché vive, scelgono di crescere.
La Quintana di Ascoli Piceno è una di quelle tradizioni che appartengono alla città come un battito: scandisce il tempo, unisce generazioni, parla di identità e orgoglio. Quest’anno, però, accade qualcosa in più, qualcosa che non è soltanto simbolico e che, invece, dice molto di chi siamo e di dove vogliamo andare.
Per il 2026, infatti, il trofeo degli Arcieri sarà realizzato dal nostro centro diurno L’Orto di Paolo, una struttura territoriale che accoglie persone con autismo e disturbi pervasivi dello sviluppo.
In questa notizia c’è una parola che per noi vale più di tante dichiarazioni: riconoscimento.
Non è “solo” un trofeo. È un messaggio.
Quando una manifestazione così identitaria decide di affidare un suo simbolo a una realtà del sociale, sta dicendo che la comunità è più grande di ciò che si vede.
Sta dicendo che la cultura non è una vetrina, ma un luogo in cui ci si incontra, che la tradizione non è un recinto, ma un ponte e che, in special modo, l’inclusione non è un gesto gentile “una tantum”, ma un modo concreto di costruire città.
Realizzare un trofeo significa lavorare con cura, costanza, attenzione, mettersi in gioco e, soprattutto, sentire che il proprio contributo è atteso, necessario, importante.
Per molti dei ragazzi e degli adulti che frequentano L’Orto di Paolo, questo è un passaggio enorme: non “partecipare” come ospiti, ma essere autori di qualcosa che resterà nella memoria della città.
L’Orto di Paolo: un luogo dove si coltiva autonomia
L’Orto di Paolo nasce con un’idea semplice e potente: la persona viene prima della diagnosi.
È una struttura a ciclo diurno che, seguendo un modello di “farm community”, propone attività finalizzate a sviluppare competenze, autonomia personale, interazione sociale e possibilità di inserimento nel mondo dell’occupazione e del lavoro.
Significa imparare facendo, sperimentare, consolidare, riprovare. Significa anche allenare abilità concrete e, insieme, costruire sicurezza, fiducia, senso di appartenenza perché l’autonomia non è un traguardo “tutto o niente”: è una strada fatta di passi veri.
Quando una città decide di camminare su quella strada insieme a ognuna di queste persone, succede qualcosa di raro: la fragilità smette di essere un’etichetta e diventa una parte della storia comune.
Una rete che funziona: istituzioni, cultura e sociale
Questo risultato è anche il frutto di una scelta chiara: mettere in rete energie e competenze.
Alla conferenza stampa di presentazione dei progetti di promozione sociale legati ai Palii Sbandieratori e Arcieri, erano presenti istituzioni e rappresentanti del territorio: un segnale forte, perché l’inclusione non si fa da soli.
Pagefha crede profondamente nelle alleanze: con i Comuni, con il mondo della cultura, con le realtà sanitarie e sociali, con tutte le persone che desiderano una comunità più coesa e capace di prendersi cura
Quando una rete è vera, si vede: non nelle parole, ma nelle opportunità che crea.
Per Pagefha è orgoglio e responsabilità.
Sì, siamo felici e, lasciatecelo dire, orgogliosi perché dentro questo trofeo c’è lavoro, professionalità, passione ma c’è anche qualcosa di ancora più grande: l’idea che il valore umano sia parte integrante della tradizione.
Questa, però, è anche una responsabilità: raccontare bene ciò che facciamo, farlo con rispetto, e continuare a costruire spazi in cui le persone possano sentirsi viste, ascoltate, riconosciute. La Quintana è festa, è storia, è comunità e oggi ci ricorda che comunità significa davvero una cosa sola: non lasciare nessuno fuori.
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